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Dove sono? carmen váscones/poema traducido al italiano por Lisa Cocco abril 15, 2010

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POEMA DE CARMEN VÁSCONES
TRADUCIDO AL ITALIANO POR LISA COCCO
Dove sono?
Infanzia sei qui?
Hai giocato tutti i giochi?
ignori il sillabario delle tombe
io lo stesso
attraverso l' instabilità del fosso
faccio "pepo y trulo"
anche tre in una riga.
Improvvisamente: chi è?
cosa dico?
entri cantando,
ormai non mi ricordo
Dio, Gesù è con te?
La mia solitudine,
Un nascondiglio del sole
per non essere trovato nella notte,
si raccoglie nella mia ombra nativa
balla con la vergine
la sua arroganza di inaccessibile,
intorno al supplizio della luna
sembra sovrano il cielo,
avvolto nel suo luccichìo.
Rifuggo da tutto, per essere vicina alla grazia
schiavizzo la mia determinazione
non voglio che finisca
il mio orgoglio di adolescente.
Avevo il mondo negli occhi
prendevo la mira
premevo il grilletto,
sul ciglio del sentiero
il cervo spargeva il suo sangue,
come segno di stanchezza,
cercando una tregua.
Dietro lui esplodevo,
altrettanto,
arrivavo trionfante
col mio animale
sulle spalle,
ho sempre cercato il rischio
la paura dell' altro,
quella dell' animale era una abitudine,
non so a cosa
forse un modo per non dimenticare
come siamo indifesi
nelle vestigia del corpo.
Ho sentito tante volte la paura
la tenevo sempre distante
la ignoravo, non affrontandola.
Ero così sicuro del fatto mio
che, la tradivo con conquiste,
certi momenti volevo essere solo il cacciatore
e mai la preda,
L' attimo opportuno
mi diede il segnale,
mira e fuoco.
Ormai non posso nascondere
ciò che appare di me,
nè ciò che arriva,
non voglio rispondere ad un richiamo
dove non esiste pietà,
resisto all' inscindibilità della mia morte.
Non posso fare niente,
magari sperare,
magari neanche quello
forse sognare.
Voglio che ci sia un mondo per i bambini,
che attraversino i misteri dell' espressione
che c'è nei loro corpi,
che inventino i loro stessi giochi,
che facciano delle vocali il loro canto,
dell' amore il loro amore.
Le mie fantasie sembrano alberi con quattro foglie,
avessi amato quel fiore incollato nella mia pelle,
affinchè il suo pieno di fortuna, mi facesse
arrivare fino ai misteri del tempo.
Un' ombra procede indistinta
verso la futilità del vento
opprime lo scampanellìo che si scompone
nelle viscere,
della terra o dell' acqua?
Padre Nostro dove sei?
non abbandonarmi,
che il tuo regno sia con me,
come quando i miei bambini si avvicinano
e, mi avvolgono con i loro abbracci,
con sorrisi e giochi che non capisco,
fanno ciò che vogliono di me
così sia.
Non ho tempo per tirarmi indietro,
così....voglio solo lasciarmi cullare,
ascoltare una voce che mi tranquillizzi,
avere accanto una luce che, mi tolga
questo buio che finisce con le mie pupille,
non ho forza per continuare a lottare,
ho smesso di cercare
non sopporto la gabbia del mio corpo,
mi affligge l' oscurità,
cresce dentro me.
Sento il nulla che mi prende
come obbiettivo finale
che mi strappa dalla mia famiglia.
"Rimani con me signore"
se vuoi che ti sia fedele.
Sopisci la mia rabbia con i tuoi baci
e quella tenerezza così profonda,
metti le tue mani di donna
nel mio cuore disperato,
mi spingi con la tua forza,
al delirio della mia redenzione.
Mi hai amato, nonostante la mia morte,
la tua fedeltà ha odore di germoglio,
raggomitolato nel mio giorno preciso,
- ho fede solo in te -
la tua parola è il mio vangelo,
non mi sento perso
con la tua tenerezza e bontà,
il tuo calore è il mio rifugio,
dove ripongo tutta la mia fragilità.
Strappami dal tuo grembo
quando non ce la fai più,
con questo corpo
che si aggrappa a te,
al tuo ventre,
che mi ha dato questi due cuccioli,
così figli del mio sangue,
li vedo correre sulla sabbia con te
dì loro, che sono stati sempre il mio sogno,
il mio potere.
Quella che mi nutriva
sembrava una fiera strappata dal suo cucciolo,
che la lascino sola, scintillavano i suoi occhi
che la lascino col suo dolore,
il suo dolore di non ritornare,
che la lascino,
che nessuno la tocchi.
Si strappò la sua anima,
come falena agitata precipitò
il suo dolore sopra la memoria.
Che importa?
Come regina del firmamento si avvicina al sole,
gli sussurra che mitighi il suo riflesso,
calmi il deserto,
si nasconda per un momento dentro il tramonto.
Gli domanda dov'è la croce,
vuole trasformarla in albero
come era nella sua origine,
gli chiese che consegnasse i suoi raggi
come una offerta purificatrice,
che stia con lui,
che non lo lasci smarrire nell'incontro.
Dal padre al figlio,
dal figlio al padre,
una stella nasce nel firmamento,
il mare accoglie nel suo seno
la prima intimità,
il pianto del rampollo
com' era nel principio.
Quello che fu..........
Abitante di questo porto e della mia dimora,
ti sei immerso nel mondo dei pesci,
per rispecchiarti nelle lore bolle
per lasciar loro i tuoi ami come scherzo,
-di bocca in bocca il miglior pesce-
Attorno alla piantagione la città,
e tutti i suoi uomini, con l' ultimo della terra
(il suo petto sembra un buco, dove annida la speranza).
La sua ignoranza di esistere, ammaliò il rivale,
come re senza battaglia cadde da cavallo,
il suo corpo uscì dal labirinto,
il suo desiderio un ondeggiare tranquillo
aspettando la preda,
catturare il pesce che lo sorprese,
unire le sue lacrime con acqua,
che mai gli fu estranea,
uno si alternò con la canna da pesca.
I miei occhi ti aspettano,
corpo del tuo corpo,
ossa delle tue ossa,
polvere della tua polvere.
Imprigiono contro me i suoi resti,
colgo una rosa di Gerico,
inumidisco il suo gambo,
la metto fra le sue mani,
affinchè la sua pelle profumi di petali nuovi
per tutta l' eternità.
Uno sciabordìo di piccole onde, trascina la sua ultima
preghiera,
sette vele accompagnano la partenza di chi prega,
in due scatolette ancora le sue impronte,
furono gettate nell' estuario,
trattengo il respiro,
nelle mie dita la tua carne che,oramai
non è la tua carne
solo nel mio ricordo.
Rimbalza la cenere come rete consumata
dalla passione umana.
Il sereno nasconde
la traccia di una origine,
che si espande
in tutta la realtà,
come pioggerellina di uccellini
che emigrano nella stagione della nidiata.

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