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sobre el lecho de la vacante poema de libro de aguaje por carmen váscones febrero 14, 2010

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a las inolvidables amigas a carmen bolivia  rodríguez  granda y patricia Vásquez de estrada que partieron prontamente sin despedirse del tiempo sin pensar que nacer iba a ser un corte de alas a una realidad chamuscada  de tristeza.  También el humor se escondió en la infancia para que la memoria no se despueble.  Para que la presencia voraz quede en la raya de la boca.  Para que la página del árbol escriba sobra el tallo.  Para que no sea en vano llegar y no tener un isntante para saber de tí…

 

 

 

 

 

  

  TRADUCIDO AL ITALIANO POR LISA COCCO

SUL LETTO

 Sul letto di una incerta campana

suona liturgìa,

diluvio di fioretti scavano

leggerezze monacali

dentro il baule di vetro

– Rimango con me per stare con te –

Tragedie di riti proclamano pausa

e silenzi

rinasco allontanandomi da ciò

che fa male,

umiliazione, disamore, confidenza

sopporto la fine di una candela grondante

all’unisono dei passi contemplo

la mia solitudine

riesco ad interiorizzare il movimento

compassioni accompagnano il corteo.

Il barcaiolo rema nudo, mal disposto,

la mia inadeguatezza uno vuol seguire,

controllando,

con fattezze di persecutore.

Ondeggi di corde e retaggi rinnegati

non riparano, imitando un neonato

brusco sonaglio di accanimenti

si beava col germoglio debole del gemito

imprigionato, che sparisce nell’omelia.

Pozioni dietro riscatto

attacchi e ritirata

non c’è posto per un

chiaro abbandono assoluto,

Responsabile del malcostume

te ne andasti.

Il mio principio impersona la

parola Carmen

radicata con violenza all’ idea

di non cedere

fino a non poterne più

fino a non volere più

fino a dire basta.

Estraggo da me,

la schiava spaventata

dall’ impalcatura

la mia voce disperde

la fragilità dell’ombra

annullo

tutto ciò che assomiglia al dolore.

Coloro l’innocenza dell’essere insignificante

nel mio stupore infantile

quello che sono

Nella mia passione sciolgo l’ urgenza

dell’ immobilità

in mio potere ho la mia fine

e il mio inizio.

Candele, crescono come battesimo e litanie

nelle viscere del predicatore

che proclama l’arrivo dei geni

solchi di fiumi rimangono prossimi alla nascita

una luce nascosta rivelazione del proposito

non c’è rassegnazione conforme

accoppiamenti di trionfo senza confronti

arrivano all’interno dei miei sonni

calpestati nella pubertà della genesi.

Annoto sveglia l’insurrezione del grido

il viso confuso non trova calma nel mio

un vuoto sconforto lascia il calice,

la preghiera non appartiene all’adorante

sottomesso,

la speranza si allontana senza importanza

porto l’inerzia della sua sostanza nella

mia memoria,

in prati in pendenza la sua gioventù rubata,

avvolto in tulle bianco il corpo

che una volta è stato bello.

I respiri, sorreggono le preghiere sospese,

crocifissa l’ emozione, rivela inclemenza

la sete dello spirito, muore dietro

raccomandazioni.

Non chiedermi mai dell’ assenza,

con me quello che non è con lei

con lei quello che non è con me

non dorme come me

né riposa

è uguale a me.

La mia solitudine

è fragile davanti al silenzio

mite come la malinconia

nella mia oscurità

tenera

come l’angelo custode

che porto

dentro.

Porto la tristezza più bella

rinchiusa nelle urne dei miei occhi

(la mia morte che non mi farà male)

onnivora radice non imitarla,

il suo tumulto un’acida dolcezza iniziale

– l’unica che non devi tradire –

Riempio con tamburelli da gioco

la mia porzione di terra

lastricato di persecuzioni.

Nella roccia lacrimosa sedimentano

promessa avvolta

come era?

La regina dell’universo abita

specchi sparsi nell’anfora di avorio

Chi ti accoglierà?

Chi riceve le tue implorazioni?

La felicità gioca a procreare

un altro mistero originale.

Vuoi entrare nel giro? 

——————————

 

SUL LETTO

 

Sul letto di una incerta campana

suona liturgìa,

diluvio di fioretti scavano

leggerezze monacali

dentro il baule di vetro

– Rimango con me per stare con te –

 

Tragedie di riti proclamano pausa

e silenzi

rinasco allontanandomi da ciò

che fa male,

umiliazione, disamore, confidenza

sopporto la fine di una candela grondante

all’unisono dei passi contemplo

la mia solitudine

riesco ad interiorizzare il movimento

compassioni accompagnano il corteo.

 

Il barcaiolo rema nudo, mal disposto,

la mia inadeguatezza uno vuol seguire,

controllando,

con fattezze di persecutore.

 

Ondeggi di corde e retaggi rinnegati

non riparano, imitando un neonato

brusco sonaglio di accanimenti

si beava col germoglio debole del gemito

imprigionato, che sparisce nell’omelia.

 

Pozioni dietro riscatto

attacchi e ritirata

non c’è posto per un

chiaro abbandono assoluto,

Responsabile del malcostume

te ne andasti.

 

Il mio principio impersona la

parola Carmen

radicata con violenza all’ idea

di non cedere

fino a non poterne più

fino a non volere più

fino a dire basta.

 

Estraggo da me,

la schiava spaventata

dall’ impalcatura

la mia voce disperde

la fragilità dell’ombra

annullo

tutto ciò che assomiglia al dolore.

 

Coloro l’innocenza dell’essere insignificante

nel mio stupore infantile

quello che sono

Nella mia passione sciolgo l’ urgenza

dell’ immobilità

in mio potere ho la mia fine

e il mio inizio.

 

Candele, crescono come battesimo e litanie

nelle viscere del predicatore

che proclama l’arrivo dei geni

solchi di fiumi rimangono prossimi alla nascita

una luce nascosta rivelazione del proposito

non c’è rassegnazione conforme

accoppiamenti di trionfo senza confronti

arrivano all’interno dei miei sonni

calpestati nella pubertà della genesi.

 

Annoto sveglia l’insurrezione del grido

il viso confuso non trova calma nel mio

un vuoto sconforto lascia il calice,

la preghiera non appartiene all’adorante

sottomesso,

la speranza si allontana senza importanza

porto l’inerzia della sua sostanza nella

mia memoria,

in prati in pendenza la sua gioventù rubata,

avvolto in tulle bianco il corpo

che una volta è stato bello.

 

I respiri, sorreggono le preghiere sospese,

crocifissa l’ emozione, rivela inclemenza

la sete dello spirito, muore dietro

raccomandazioni.

 

Non chiedermi mai dell’ assenza,

con me quello che non è con lei

con lei quello che non è con me

non dorme come me

né riposa

è uguale a me.

 

La mia solitudine

è fragile davanti al silenzio

mite come la malinconia

nella mia oscurità

tenera

come l’angelo custode

che porto

dentro.

 

Porto la tristezza più bella

rinchiusa nelle urne dei miei occhi

(la mia morte che non mi farà male)

onnivora radice non imitarla,

il suo tumulto un’acida dolcezza iniziale

– l’unica che non devi tradire –

 

Riempio con tamburelli da gioco

la mia porzione di terra

lastricato di persecuzioni.

 

Nella roccia lacrimosa sedimentano

promessa avvolta

come era?

La regina dell’universo abita

specchi sparsi nell’anfora di avorio

Chi ti accoglierà?

Chi riceve le tue implorazioni?

 

La felicità gioca a procreare

un altro mistero originale.

Vuoi entrare nel giro?

————————-

Sobre el lecho de la vacante

campana de posada toca liturgia

diluvio de florecillas zanjan levedad monástica

dentro del cofre de cristal

– Me quedo conmigo para estar contigo –

Tragedias de ritos proclaman pausa y silencios

renazco alejándome de lo que hace daño

zaherida almanto confidencia

soporto término del cirio sudante

al unísono de los pasos contemplo mi soledad

alcanzo a interiorizar gesto

compasiones marchan tras el cortejo

El barquero rema nudo mal logrado

Mi impar uno quiere seguir rastreando

semblanza del perseguidor

címbaros de cordajes y montaranzas renegadas

no reparan en la emulación del neonato

brusca zumba de sañas solázase

con el brote débil del gemido aprisionado

que desaparece en la homilía

Pócimas de contra rendiciones

ataque y retirada

no hay lugar

claro desamparo absoluto

Obrante del resabio te fuiste

Mi principio encarna la palabra Carmen

concibe ímpetus de no ceder

hasta más no poder

hasta más no querer

hasta más no

Saco de mí

a la esclava asustada del andamio

mi voz desvanece

la fragilidad de la sombra

extingo

todo lo parecido al dolor

Pigmento la inocencia del ser hebrante

en mi asombro infantil

lo que soy

En mi pasión fundo prisas de escayolas

en mi poder tengo mi fin

mi comienzo

Velas crecen como bautizo y letanías

en las entrañas del predicador

que proclama la llegada de los genes

surcos de ríos quedan próximos al nacimiento

una luz oculta revelación del designio

no hay resignación conforme

acoplos de triunfo sin enfrentamientos

llegan al interior de mis sueños

hollados en la pubertad del génesis

Anoto despierta la sublevación del grito

el rostro confuso no encuentra calma en el mío

un abatimiento desierto deja el cáliz

la oración no aparece en el adorante subyugado

la esperanza se aleja sin importaqué

llevo la inercia de su materia en mi memoria

en campos a cuesta su juventud talada

envuelto en tul blanco el cuerpo

que una vez fue hermoso

Los alientos sostienen rezos pendientes

crucificada la emoción decanta inclemencia

la sed del espíritu expira tras encomendaciones

No me preguntes jamás por la ausencia

conmigo lo que no es con ella

con ella lo que no es conmigo

no duerme como yo

ni descansa

es igual a mí

Mi soledad

es frágil ante el silencio

mansa como la melancolía

en mi negrura

tierna

como el ángel de la guarda

que llevo

dentro

Tengo la tristeza más bella

encerrada en las urnas de mis ojos

(mi muerte que no me dolerá)

omnívora matriz no la imites

su disturbio una ácida dulzura germinal

– a la única que no debes traicionar –

Colmo con tamboriles de juego

mi aliento de tierra

acabado en correterías

En la roca lacrimosa sedimentan promesa envuelta

¿cómo era?

La reina del universo mora

espejos desperdigados en el ánfora de marfil

¿Quién te acogerá?

¿Quién recibe tu plegaria de ruegos?

La Bienaventuranza juega a procrear

otro misterio original

¿Quieres entrar a la ronda?


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